Doverosa specificazione

James Christoper Allen non esiste e così la sua famiglia.
Tutto quello che viene riportato su queste pagine virtuali, quindi, non è realmente successo.
È frutto della fantasia di un gruppo di players che si divertono.

Volete divertirvi con noi?

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domenica 12 luglio 2015

Protection

James sorride: «Rilassati.» indica a Wilfred lo sgabello su cui era seduto. «Non sarai accecato da un lampo di luce divina. Hai detto una cosa giusta: è la mano tesa di un amico, perché è ciò che vogliamo essere per voi. Amici, fratelli, persone da conoscere, a cui voler bene. Noi non cerchiamo alcun atto di adorazione o di sottomissione, siamo i Messaggeri del Padre, abbiamo camminato con voi sin dal principio.» racconta con quella voce ibrida che smorza la potenza di Umabel nella bonomia di James: «Ci guardavate con gli occhi innocenti dei bambini, senza timore. Voi sapevate che eravamo parte della Creazione, poi il mondo è cambiato, plasmato da altre forze, eppure dentro di voi c'è ancora una scintilla dell'affetto che un tempo nutrivate per tutti quanti noi.» fa una nuova pausa, tende il braccio per cercare di posarlo sul torace di Wilfred: «Io sono Umabel.» annuncia con il tono autorevole ed amabile l'Arcangelo: «Il mio nome significa che Dio è glorificato sopra ogni cosa. Io credo che sia la Verità, perché solamente a Dio spetta eterna gloria. Gli Uomini sono polvere. Gli Angeli sono scintille. Egli soltanto è Onnipotente, né mai deve cambiare, perché perfetto. Io nacqui prima che lo Spazio ed il Tempo avessero una definizione, venni plasmato attraverso la Virtù della Carità, vincolo per accostarsi al Padre. L'amore verso il Padre e la Sua mirabile opera, ardeva in me come un turbine di fiamme ed era il mio calore che sentiva l'oppresso, era il sollievo che coglieva il cuore affranto.» cerca di posare il palmo sul tessuto: «Appartenevo alla Legione di Michele, nostro splendente Principe e con lui, discesi sulla Terra per combattere. Amai i miei fratelli, amai Dio ed amando dubitai. Le mie ali furono spezzate, il mio comandante venne catturato.» socchiude gli occhi, ormai blu: «Ascolta il tuo cuore, sentirai che le mie parole non ti sono lontano. Siamo fratelli. Uomini e Angeli sono nati dall'Amore. È una Verità che nessuno, neanche il Primo potrà mai sradicare.» sorride, l'aura sembra circondarli, rigenerandoli in una stretta salda ed è divenuta uno scudo sollevato che li protegge da qualsiasi attacco.

giovedì 2 luglio 2015

Life and Dream

Ho sognato Grace, questa notte. È la ragione per cui sto scrivendo, in una casa silenziosa, buia con l'unica compagnia di Isolde, il primo cane adottato da Mervin Ezra Cooper.
Ero di pessimo umore, la presenza insidiosa nella mia testa non accennava a placarsi e io posso subire l'influenza di spiriti crudeli, a differenza di Wilfred.
Grace mi aspettava in soggiorno, credevo di aver scordato come l'avessimo arredato, invece ricordo ogni minimo dettaglio, persino il profumo delle candele che tanto la rilassavano. 
Lei mi veniva incontro, aveva i capelli castani sciolti sulle spalle, indossava uno dei suoi cari tubini dai colori neutri e stendeva le braccia per circondarmi il collo, ci baciavamo come se ci fossimo salutati quella stessa mattina.
«Bentornato.» diceva.
Nel sentire la sua voce, ho sentito il cuore frantumarsi sotto il peso dell'assenza, tutto di lei mi è mancato, tutto di lei continuerà a mancarmi sino alla fine dei giorni.
L'abbracciavo per imprimere nella memoria la più insignificante delle sfumature, forse piangevo ma  lei non sembrava accorgersene, le dita fra i suoi miei capelli erano diverse da quelle di Marlene, non  avevo un tocco più amorevole o più aspro, erano solamente differenti.
Il tempo non scorreva, lo spazio non era reale, sarei potuto rimanere interi anni ad ascoltare il battito del suo cuore.
Lo scampanellio del triciclo, mi ha fatto sobbalzare, mi sono girato e Lucie stava guidando il suo trabiccolo con aria soddisfatta, era la mia bambina dai capelli biondi, luminosa come l'aurora, vivace come una sorgente d'acqua fra le rocce, era la nostra unica figlia, la nostra gioia, la nostra speranza, il nostro futuro.
Grace diceva qualcosa, lei non amava che usasse il triciclo in casa, sul parquet appena lucidato della sala, quanto è assurdo pensare che fossi d'accordo, che non le permettessimo di mangiare le caramelle gommose, dopo la cena e che Moki Moki sgusciasse nei suoi sogni per farla cadere dalle nubi di zucchero sui morbidi marshmellow che addentava ridendo. Lucie scendeva per corrermi incontro, il passo traballante dei bambini, la voce sottile che mi chiamava: «Papà.» mentre la sollevavo.
Ero in lacrime, non ero stato in un angolo così pacifico della mia esistenza. 
Volevo rimanere, Umbel era il sole che vorticava nel cielo terso.
«Ricorda l'uomo che sei, James.» mi spronava, restavo accanto alla finestra per guardarlo, non capivo se era stato lui a portarmi sin lì. «Ricorda l'uomo che hanno amato.»
Cullavo Grace, i suoi capelli biondi erano sottili ed il suo sorriso aveva la timidezza ereditata da Grace, l'ho guardata, ho pensato a quanto si sarebbe divertita con Noelle, con Killian, invece non si sarebbero mai incrociati. O forse sì, in un avvenire distante e in un'altra dimensione, in un'altra vita.
Vedevo passare sulla strada: Danica incinta di Etienne, teneva Eirene per mano insieme Charles, parlavano di come sistemarsi nella nuova città, scorgevo Rei con la sua altera eleganza, gli occhi dal taglio allungato non potevano nascondere l'umanità che pulsava nel cuore, passava Lorien con i bambini suoi e di Sean, c'era Rebecca incinta di Natasha, ridevano per qualcosa che stavano ricordando, arrivava Gabe con i gelati per i piccoli e andavano oltre. Attraversava la strada, Amina con le gemelle, Kevorin aveva il passeggino con i gemelli, quattro figli per due licantropi casinisti, la loro era una famiglia felice ma terribilmente rumorosa. Gli Archer tornavano indietro, Danica abbracciava Benedict, il cugino nato da uno stupro, l'artista introverso e comprensivo, c'era Sakura con lui che si destreggiava a sistemare la copertina del figlio e il biberon d'acqua della figlia, era felice, lo era anche Benedict e forse Danica è la sola al mondo che possa abbracciarlo, dopo Sakura.
«La vita che scorre non ha solo cadute, ci sono anche risalite. Pensi sia un'illusione, ma è la più profonda verità: c'è gioia, gentilezza, amore e luce nella via che percorriamo. Siamo noi a scansarla, a rifiutare le occasioni di essere felici.» proseguiva Umabel: «Quella che vedi è un susseguirsi di eventi: le persone si sfiorano, si conoscono, si amano, ridono, piangono insieme. Non è una linea retta, non è un sentiero senza ostacoli ma quando giungi alla fine ti volti, James Allen, conta i sorrisi che ti hanno rivolto, l'affetto che ti hanno donato, le parole di conforto che hai udito e saprai, che la tua è stata grande, magnifica avventura.» ha concluso.



Sapevo cosa desiderasse, mi è parso troppo, Lucie è scivolata dalle mie braccia per andare dalla mamma, lei si accostata per accarezzarmi il collo. «Ti ho amato. Sei l'unico uomo che abbia mai amato. Hai visto ogni lato di me e l'hai amato. Nessuno l'avrebbe fatto. Mi hai dato il tuo cuore ed io il mio.» 
Ci baciavamo, sapevo che sarebbe stata l'ultima volta. Ho sfiorato la testa di Lucille.
«Grazie per avermi salvato dall'incendio.» ho mormorato: «Per essere nata, per avermi sorriso e chiamato 'papà'. Non smetterei mai di volerti bene, non sarai mai un ricordo. Sei mia figlia. Non esiste il passato per i figli.» ho alzato gli occhi su Grace: «Avrei passato la vita con te.»
Grace ha annuito.
«Addio, marito mio.» ha detto, accompagnandomi alla porta: «Che giorni felici abbiamo conosciuto!»
Mi sono voltato, un istante ed ero nella stradina che portava alla Secret House, solamente Umabel era con me.
«Perché?» ho domandato, non provavo rabbia, solo qualcosa che era speranza e sofferenza nella stessa misura.
«Dama Aiwen e Mous erano preoccupati. Non è opera loro, però. C'era solo verità in questo sogno, ma per averlo, serviva il loro reame, il loro potere.» ha ammesso: «So quanta paura nutra, ma non scordare chi ti ha amato, chi hai amato e tutto il bene che hai visto nel mondo, attraverso i tuoi ed i miei occhi. Non cedere alla disperazione, non sei solo.»
Percepivo l'aura di Nina, legata alla morte, alla rabbia ma non alla malvagità e quella selvatica, aggressiva di Danica, intravedevo Wilfred con la fedele Clarice accanto con le sue ali scheletriche, c'era persino Enid. Non ero solo. Non ero perduto.

 "Goodbye, my husband. What happy days we have known!"

Mi sono svegliato col messaggio di Wilfred Mott. L'ho informato del tradimento di Brennan, gli ho detto di essere paziente con Enid, ha cinque o sei anni meno di me, non mi spiacerebbe averlo come fratello. È onesto, ironico, paziente e coraggioso. Ha un altruismo raro e non vedo ombre nel suo sguardo. È forse questo, che avvertono gli spiriti. Gli uomini buoni sono rari, quelli costanti negli affetti ancora di più e lui è entrambe le cose.

domenica 21 giugno 2015

Maybe Tomorrow

«In tutta onestà, Nina, sevi essere tu a volere i tuoi figli. Non crescono nel corpo di Samuel e non sentono la voce di Samuel, loro sentiranno solamente te per diversi mesi, perciò lascia che ti ripeta: pensa a te stessa, a ciò che conta adesso. Lui è il padre. Il padre può essere un pilastro o una figura marginale, sta al genitore scegliere quale ruolo ricoprire, come la madre. Io desideravo avere mia figlia. Volevo Noelle e Killian. Ero felice. Era una cosa diversa, appunto. Penso a Danica, che ha avuto Eirene prima del matrimonio. Era un licantropo, in costante lotta con una belva feroce, una creatura tormentata, sofferente eppure, Charles era al settimo cielo per Eirene, per Danica e per sé. Può sembrare illogico, ma è naturale. Lo stesso può essere per Samuel, se lo vorrà. Se avrà il coraggio di accettare la vita, così com'è. Io ho perduto una figlia. Non l'ho accompagnata... Ma ho seguito la sua bara, l'ho vista finire nella terra. Non è la stessa cosa. Chi sa dire cosa sia meno doloroso? Traghettare tua figlia che si è spenta o seguire il suo corteo funebre. Sapere che questa separazione sarà lunghissima, forse non definitiva ma destinata a creare un solco fra il prima ed il dopo averla seguita. Sapere che è l'ultimo viaggio. Sapere che non tornerà indietro... Vivere tutto ciò fa male, Nina e un giorno, farà male anche a te. Vorrei assicurarti che la gioia del Presente, cancellerà la pena del Futuro, vorrei esserne totalmente persuaso ma non lo sono, non ancora. Un giorno, sarò fiducioso, non mi volterò verso le ombre ma adesso, non sono pronto.»«In tutta onestà, Nina, sevi essere tu a volere i tuoi figli. Non crescono nel corpo di Samuel e non sentono la voce di Samuel, loro sentiranno solamente te per diversi mesi, perciò lascia che ti ripeta: pensa a te stessa, a ciò che conta adesso. Lui è il padre. Il padre può essere un pilastro o una figura marginale, sta al genitore scegliere quale ruolo ricoprire, come la madre. Io desideravo avere mia figlia. Volevo Noelle e Killian. Ero felice. Era una cosa diversa, appunto. Penso a Danica, che ha avuto Eirene prima del matrimonio. Era un licantropo, in costante lotta con una belva feroce, una creatura tormentata, sofferente eppure, Charles era al settimo cielo per Eirene, per Danica e per sé. Può sembrare illogico, ma è naturale. Lo stesso può essere per Samuel, se lo vorrà. Se avrà il coraggio di accettare la vita, così com'è. Io ho perduto una figlia. Non l'ho accompagnata... Ma ho seguito la sua bara, l'ho vista finire nella terra. Non è la stessa cosa. Chi sa dire cosa sia meno doloroso? Traghettare tua figlia che si è spenta o seguire il suo corteo funebre. Sapere che questa separazione sarà lunghissima, forse non definitiva ma destinata a creare un solco fra il prima ed il dopo averla seguita. Sapere che è l'ultimo viaggio. Sapere che non tornerà indietro... Vivere tutto ciò fa male, Nina e un giorno, farà male anche a te. Vorrei assicurarti che la gioia del Presente, cancellerà la pena del Futuro, vorrei esserne totalmente persuaso ma non lo sono, non ancora. Un giorno, sarò fiducioso, non mi volterò verso le ombre ma adesso, non sono pronto.»

martedì 24 marzo 2015

The Strong Ones

James annuisce, cerca di restare seduto con il busto sollevato dai cuscini. La scatola in cui è custodito lo specchio è un rompicapo cinese. La croce che sporge deve essere premuta e girata in senso orario contemporaneamente per consentire al meccanismo di scattare. «Suppongo non possa fare molto altro per Eve.» aggiunge a Marlene. Annuisce stancamente, guarda il coperchio sollevarsi e lo specchio uscire. Tiene lo specchio, sul principio non scorge nulla ma poi la superficie lo porta alla scena di Eve, in lacrime che medica il suo compagno. «EVE!» quasi urla per l'urgenza di farsi sentire: «RESISTETE!» cerca di sfruttare la propria energia, quella di Marlene, ma non è sufficiente. «Avranno sentito?» domanda alla Serafino, con un filo di voce. «Non so cosa sia successo, forse Griever si è opposto a suo padre.» cerca di congetturare. Fa una pausa, prende un po' di acqua. «Penso che se ci riunissimo, potremmo avere più energia: Roscoe, Danica, Nina e Samuel, come tu e la Suprema. Avremmo modo di parlare, di comunicare, di sapere...» resta a fissare la superficie, si morde il labbro inferiore. Umabel e James sono ormai persuasi a salvare la famigliola, ovunque essa si trovi. È così, l'uno è un Angelo nato nella Carità e l'altro è una specie di santo.
Marlene sussulta quando James chiama Eve, allunga il collo per guardare lo specchio, senza toglierlo dalla visuale di James, ma vede solo il riflesso suo e quello del compagno. Preme le labbra una contro l’altra e scrolla la testa. Non sa dire se l’abbia sentita. «Sta calmo.» cerca di rabbonirlo «Non ti fa bene agitarti così ora come ora.» Facile a dirsi, ma non a farsi, anche la sua aura è increspata di inquietudine. «Ti ha detto che la sua bontà sta tornando, no?» gli chiede. «È probabile che si sia rivoltato al padre, sì.» Sospira rimanendo per un momento in piedi. «È probabile che lo specchio, per funzionare abbia bisogno di tanta energia, tu da solo hai visto i sogni di chi ti sta accanto, già con la mia, sei riuscita a vederla.» Forse, anche a farsi sentire, chissà. Si preme un dito sulle labbra. «Si potrebbe tentare, tutti assieme in una stanza, tutti a dare energia e vediamo che succede.» Torna a letto, sedendosi sul bordo: «Le siamo vicini, lei lo sa, e resisterà perché è una futura mamma e una donna innamorata.» prova a prendere le mani di James fra le sue: «Non devi preoccuparti per lei, sa che le siamo vicini, riuscirà a resistere.» È solo una pia illusione la sua, ma lo dice con tutta la convinzione del mondo, tanto da far credere che possa essere reale che la situazione sia vicina alla conclusione. «Te la senti di darti una ripulita?» gli chiede alzandosi per togliergli le scarpe «Così magari io cambio il letto.» non lo vuole sfrattare ma Killian è in quel periodo della vita in cui il letto di mamma e papà risulta irresistibile. «Sappiamo che Griever è buono, che la sua compagna lo è, che Moki Moki vuole salvarli, che Fenrir agisce in qualche modo su Griever per farlo contagiare.» cerca di tirare le somme: «Ci manca solo da sapere dov’è e come fare per tirarlo fuori dal controllo del padre, anche se penso che per quello ce la stia facendo bene da solo.»
James resterà col dubbio, rimane con lo specchio fra le mani, la bocca tesa in una smorfia, la fronte aggrottata. Immagina che Griever sia stato pestato come una bistecca, che Eve abbia veduto ma senza poter agire, perché incinta e già debole di suo, pensa a quanto stiano soffrendo e questo non piace a Umabel come a James. Accetta le rassicurazioni di Marlene, non ha scelta e può sperare che Mous vada ancora ad aiutare il nipote e la Alpha, nei sogni o meno, dando loro un po' di conforto ma oltre non sa spingersi. «Deve esserci una maniera per localizzarli.» si gira verso la compagna. Puntare il dito sul mappamondo, ad esempio. Aspetta qualche minuto, casomai ci fosse altro da vedere, un saluto da parte di Moki Moki, qualsiasi cosa, poi cerca di sistemare lo specchio nella scatola con un sospiro avvilito. «Riesce a rimediare dure punizioni, certo è un passo avanti ma merita di meglio, credo che sia per questo che Moki Moki tiene a lui, come a Eve.» conclude. È un po' debole, l'idea della catena energica lo solletica. «La Luna si avvicina.» fa notare torvo, in quei giorni anche la quieta Danica manda scintille. «Tanto quieta, Dany non è. L'avessi sentita minacciare Ashe.» considera fra sé e sé. La mano sinistra resta nella scatola, le dita sfiorano qualcosa, l'aura sembra ripiegarsi, poi espandersi per quanto ancora vulnerabile, gli occhi grigi si spostano a fissare un punto indefinito. L'indice e il medio stringono un sottile pezzo di carta, lo sollevano, sino a quando non è uscito completamente. «L'ho tenuta, anche se ho bruciato tutto perché volevo che bruciasse con me.» mormora, sembra un suono che arriva da lontano, basso e triste: «Lucille Mary Allen.» le mostra la foto della bimba, sul retro è stato scritto da Tillie 'Resurgam' in caratteri squadrati.
Marlene afferra la foto di Lucille e la osserva a lungo. Si siede, tenendola fra le mani, un sorriso dolce ad arricciarle le labbra. Non sembra stare guardando la foto di una bimba che non c’è più, non ha quell’espressione falsamente dispiaciuta che la gente mette su in automatico. Anzi, a guardarla, sembra che ne stia lodando la bellezza delle guanciotte e dei capelli biondi. «Bellissima.» mormora, allungando la foto di nuovo verso James. Si ferma però a metà, ritira la foto a sé, e la guarda con ritrovato interesse. Le iridi si colorano di un blu acceso e l’espressione si fa assorta, come se l’angelo, perché è obbiettivamente Azrael al momento e non Marlene stesse guardando una foto di qualcuno di conosciuto. «Nessuno si accorge mai quando un anima abbandona la terra, è come se qualcuno chiudesse piano la porta infondo ad una stanza affollata. Ci sono persone però, quelle più vicine alla porta, che riescono a percepire qualcosa.» preme le labbra una contro l’altra: «I bambini non vogliono lasciare i genitori, per questo motivo restano sulla terra un po’ più a lungo. Stanno accanto a loro, e quando se ne vanno, è perché sanno che il papà e la mamma stanno bene.» Piega leggermente la foto, in modo che James la guardi: «Lei è stata per parecchio tempo accanto a te, riesco a vederla chiaramente. Era accanto a te il giorno che hai bruciato tutte le sue cose e quelle di Grace, e stata lei a gridarti nelle orecchie di non farlo, di non gettarti fra le fiamme. È rimasta con te fino a che non sei più stato solo... Era una bimba davvero forte.» Marlene strizza gli occhi, e quando li riapre sono di nuovo nocciola. Si tocca la bocca, sorpresa, è strano che Azrael parli tanto, ma essendo l’angelo della morte, chi più di lei può saperle certe cose. Osserva James in attesa di qualsiasi reazione inconsulta, che sia provare a defenestrarla o strozzarla, prima di allargare le dita e sussurrare: «Co-Come stai?»
James non ha avuto il coraggio di fissarla, anche se la estrae e talvolta vi indugia con lo sguardo, i ricordi possono ferirlo come cocci di vetro nella carne, si passa la mano sinistra sulla fronte, la bocca è contorta in una smorfia, sembra persino tremare per la tensione nervosa, trattiene le lacrime con un verso basso, nasale, porta le dita alle labbra, senza che una replica prenda forma in lui. Sono esperienze di James, Umabel può soltanto soccorrerlo, aiutarlo a reggersi sulla propria volontà di resistere, di fare del bene, ma l'uomo rimane senza fiato. «I suoi disegni» è un sussurro: «Darei qualsiasi cosa per riaverli. Adesso, vedo le sue nuvole e riconosco Moki Moki. Se Elleront non fosse esistita, avrei distrutto i suoi sogni.» riesce a dire con un grumo di dolore che blocca la gola. «Invece, è rimasto intatto.» non c'è altro. L'aura è spossata, le emozioni la scuotono con violenza, ha lo sguardo lucido: «Un giorno, forse potrei parlarne a Noelle e Killian.» sforza l'ombra di un sorriso. «Lei è stata più forte di me.» e la mano torna sul copriletto, come inerte. Aspetta per dare una risposta a Marlene. «Sono stremato. Ho bisogno di una doccia e di riposare. È stata una serata molto difficile, ma ti ringrazio per essermi stata vicina.» fa una una pausa, ha detto questa parte senza sollevare il viso. «Ti amo. Non lo dirò spesso. Non sono adatto ma è vero.» deglutisce il pianto, la tristezza rimane, la debolezza anche, l'idea che Lucie sia stata con lui è dolce e devastante al tempo stesso, ha bisogno solamente di lavare via il sangue, scordare le visioni per ragionare, al momento è pallido, spossato. Umabel cerca di placare i ragionamenti, di lasciarlo con una pace malinconica, ci riuscirà piano piano.
Marlene: «Soffrivi e quando si soffre, non si pensa ad altro che al proprio dolore. Sono sicura che non se la sia presa.» mormora stringendo una mano di James nella sua e lisciando il dorso con il pollice: «L’amore dei genitori per i figli è immenso, e lo stesso vale per i figli…» ridacchia: «E poi, le bimbe sono sempre un po’ innamorate del papà.» Annuisce, se un giorno vorrà parlare a Noelle e Killian di Lucille, di certo non sarà lei a fermarlo. «Sarà un modo come un altro per continuare a farla vivere.» mormora: «Attraverso te, attraverso loro.» Si china per baciargli la mano che gli stava lisciando, e si alza. Lo aiuta a togliersi le scarpe, e annuisce al suo dire per quanto riguarda il bagno. «Apro l’acqua …» che ci vuole un po’ perché venga calda. Si ferma davanti alla porta del bagno, e lo guarda torcendo il busto. «Lo so.» gli risponde come se fosse Ian Solo e lui Leila Organa. Ride tornando indietro, e provando a prendergli il viso fra le mani: «Va bene così, so che mi ami da quello che fai, non mi importa quante volte me lo dici a parole.» I gesti, valgono più delle parole e lei considera tante piccole dichiarazioni d’amore le gentilezze che James le riserva, come coprirla quando la trova a dormire, Dio sa solo come con il culo all’aria o se le compra le meringhe da sciogliere ne latte, una roba non adatta ai diabetici, ma a che lei fa morire di goduria. Prova a schioccargli un bacio, prima di entrare in bagno a preparargli la doccia e gli asciugamani. Intanto che James si lava, lei cambia il letto, e mette tutto in lavatrice. Una volta coricati, farà in modo che sia voltato verso di lei, per abbracciarlo, almeno fino alle quattro del mattino, quando Killian entrerà nella loro camera, e si infilerà fra loro, seguito a ruota dalla sorella.

domenica 1 marzo 2015

Resurgam

Lucille Mary Allen nata il 23 Marzo 2006.  Morta il 4 Maggio 2009.
E udii una gran voce dal cielo, che diceva: «Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Ed egli abiterà con loro; e essi saranno il suo popolo e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio. E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, e non ci sarà più la morte, né cordoglio né grido né fatica, perché le cose di prima son passate». Allora colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio tutte le cose nuove».

venerdì 27 febbraio 2015

One day...

Ricordo perfettamente il momento in cui i disegni di mia figlia presero fuoco, insieme alle fotografie, ai pigiami, alle calzine di cotone rosa e vedo con la coda dell'occhio, un foglio con un sole sorridente nell'angolo e una strana creatura, forse un coniglio bianco che salta fra le nuvole, sotto c'è un manto erboso con fiori colorati. Non potrò mai scordarlo, quell'attimo in cui ho fatto un passo indietro, anche se nell'anima volevo unirmi a quelle immagini, essere sigillato a loro attraverso le fiamme.
Tillie ha salvato alcuni lavoretti di Lucie, numerose foto, altri piccoli ricordi che l'hanno aiutata durante i mesi, gli anni di tristezza. Amava sua nipote, faceva splendidi giocattoli in legno per lei ed era sempre disponibile con Grace, sempre comprensiva nell'ascoltarla; perderle è stato un duro colpo per mia sorella.
Vorrei ritornare indietro, spegnere quel rogo e stringere quegli oggetti preziosi, quando ripenso a Dama Ainwen, rivedo il foglio annerirsi e non so cosa mi trattenga dal piangere, probabilmente Umabel che ripete quanto sia bello il cielo di Lucille in cui possono sognare tanti altri bambini, adesso che lei è con i nonni, in Paradiso.
La realtà è che non ho veramente cancellato ogni traccia di lei, forse involontariamente, ho conservato una foto scattata da Grace. Lei sta sorridendo con i suoi occhi vivaci, Grace teme che possa muoversi, così io resto alle sue spalle, facendola sorridere e lo scatto è perfetto.
Mi chiedo se, un giorno, Noelle e Killian vorranno sentir parlare di Lucille e di cosa amava, se proveranno qualcosa per una bambina che non hanno mai conosciuto, che nel mio cuore è loro sorella.
«Vorranno sapere ogni minimo dettaglio.» ha assicurato Danica: «La tua prima nipotina si chiamerà Lucille o il tuo primo nipote avrà per nome Luc. I tuoi figli si rammaricheranno di non averla conosciuti, come i miei.»
Danica trova sempre le parole adatte, riesce sempre a distendere le labbra in un sorriso, anche quando è inquieta, sotto pressione e credo che esistano pochi individui con la sua forza di volontà, con la sua energia positiva che utilizza per sé, che sa donare agli altri.
In una strana, contorta maniera, riesco a capire cosa ha spinto il suo Creatore ed è lo stesso istinto che ho avuto io, vicino alle fiamme.
Sono zone oscure, dove è meglio che non mi addentri.
Stasera, addormentati i bambini, ho preso la scatola di legno e l'ho aperta: Lucille mi ha sorriso. Ho sentito il cuore frantumarsi, ricomporsi, ardere e gelare. Ho tenuto l'immagine fra le dita tremanti, senza emettere un suono che attirasse l'attenzione.
Mi mancano ad ogni singolo respiro, sarà così sino alla fine dei giorni. Non sono perdute, forse ma l'assenza è un campo arido, dove crescono pensieri malsani e guardo il suo volto innocente, vorrei domandare a Samuel, se è stato lui a traghettarla o se pensa che il Traghettatore sia stato gentile con lei, se l'abbia aiutata e sia riuscito a non spaventarla. Non sono sicuro possa rispondermi, mi dicono sia stato un attimo, la sua morte: un dolore lancinante, breve.
Non ci voglio pensare, a questo... Voglio soltanto tenere questa foto, un giorno la mostrerò a Marlene, le dirò che è mia figlia e che il vestito era abbastanza comodo da farla giocare, ma sua mamma l'aveva cambiata per andare a cena dalla zia, lei non aveva apprezzato l'abito bianco con la gonna ampia, però non aveva fatto i capricci... Un giorno, lo racconterò a Noelle e Killian, un giorno, questa sofferenza sarà tollerabile.

venerdì 16 gennaio 2015

Life

Playlist 'Terzo Giorno'
  • The Beatles – Here Comes The Sun.
  • Florance + The Machine – The Dog Days Are Over.
  • Bjork – All Is Full Of Love.
  • Talking Heads – This Must Be The Place.
  • Nick Cave and Bad Seeds – Into My Arms.
  • INEXS – Never Tears Us Apart.

Messaggio di testo:
«Amiamo non nelle grandi
ma nelle piccole cose fatte con grande amore.
C'è tanto amore in tutti noi.
Non dobbiamo temere di manifestarlo. »

Nel pomeriggio James troverà sul tavolo della cucina un mazzetto di fiorellini infilati in un vasetto di porcellana a forma di papera con bastone e cilindro. Ogni fiore ha legato allo stelo un bigliettino con un numero scritto sopra.
VERBENA
Nel linguaggio dei fiori simboleggia la purezza di animo e di intenti.
GAROFANO ROSA
Nel linguaggio dei fiori è il messaggero di pensieri teneri ed affettuosi.
GERANIO ROSA
Il geranio rosa è il simbolo dell'affetto nascente.

Il vaso di fiori, che non è altro un piccolo indovinello, c'è un biglietto scritto da Marlene:
"Ho passato mesi a vaccinarmi contro tutto, a diventare forte. Poi arrivi tu e con due parole mi fai tremare le ginocchia."

Assieme ai fiori e al biglietto c'è un dvd, all'interno ci sono un paio di foto dei bambini accompagnati da un messaggio di testa in blocco notes "Credo che tu non ne abbia." e un filmino di un paio di minuti.

[FILMATO]

SOTTOFONDO: Here.

Dopo una ripresa confusa del pavimento, la ripresa si sposta verso Noelle e Killian. I due bambini stanno ballando, ovviamente a modo loro, davanti alla televisione, in attesa che il loro cartone animato preferito vada in onda. Si sente chiaramente la voce di Killian che mugugna e urla a tempo della canzone, ma per capire cosa dice, bisogna affidarsi a Noelle visto che le grida congiunte dei due bambini coprono il cantato lasciando solo la musica.

SOTTOTITOLO LAMPEGGIANTE:
<<La discoteca all'angolo ci fa un baffo!>> 


Da quanti anni non accade qualcosa del genere?
Sentirsi bene, sentirsi pronti a pensare al domani?
Quanti anni e mesi e giorni?
Il momento è arrivato, ora lo sento... Ora, lo sento di essere vivo.