Doverosa specificazione

James Christoper Allen non esiste e così la sua famiglia.
Tutto quello che viene riportato su queste pagine virtuali, quindi, non è realmente successo.
È frutto della fantasia di un gruppo di players che si divertono.

Volete divertirvi con noi?

Qui

giovedì 13 agosto 2015

Don't lose your head

Don't lose your head
Don't lose your head
Hear what I say
Remember love's stronger
Remember love walks tall.


Sento Wilfred, non mi serve leggere i suoi messaggi, a cui cerco di rispondere in confortante, quasi paterno, non avessi solo cinque anni più di lui.
Sento il suo dolore, una fiamma che arde attraverso la rabbia, consuma le energie, il desiderio di trovare un momento di quiete con la donna che ama.
Sento il suo senso di colpa, una lacerazione nell'anima, che si allarga tramite la vergogna, che si ustiona al calore della furia, sino a quando i sentimenti divengono un agglomerato marcescente, sino quando non compi il primo passo verso l'abisso.
Io conosco quelle sensazioni, sono scivolate dentro di me, mi hanno torturato, mi hanno fatto precipitare, sebbene sappia che Wilfred non commetterà gli stessi sbagli, vorrei che vivesse la perdita di Peter senza affrontare l'oscurità.
Continuo a rivivere i sogni, frammenti di realtà celate: ritorno dal funerale di Grace, liquido Tillie sulla soglia, non desidero sentire nessuna voce, non c'è niente che possa calmarmi. Sono furibondo, sono disperato, dentro di me sto bruciando.
Raccolgo le scatole, prendo una tanica di benzina, recupero un bidone, riverso tutto il senso della mia esistenza in quel contenitore: i disegni, i giocattoli di Lucie, i vestiti, le fotografie, strappo fogli, quaderni, persino libri, li distruggo perché io sono devastato. Verso la benzina sino all'ultima goccia.
Ho un accendino in tasca, lo getto dentro il bidone, le fiamme si sollevano, l'odore mi riempie i polmoni, gli occhi non vedono che la mia famiglia diventare un'unità, carbonizzata, ma un insieme. Io ne resto escluso.
Il bidone si rovescia, sono a un passo dal fuoco, sono a pochi centimetri, senti l'aria irrespirabile. Voglio andare dalla mia famiglia, voglio unirmi a loro.
Lucie mi blocca, agguanta le mie gambe in lacrime, coraggiosamente mi distrae e in un secondo, l'istinto di sopravvivenza ha la meglio, arretro. 
Vivo nel baratro, giorni che si susseguono, vuoti di senso, sono arrabbiato, poi sono solamente disperato, affondo nell'oscurità, mi avvolge come una seconda pelle. Non c'è qualcosa che mi scuota.
Mangio, bevo, mi lavoro, inizio a leggere libri o giornali, li abbandono; Tillie parla, io non ascolto né i pianti, né le minacce. 
Sono morto, la mente galleggia su pensieri contorti, sino a quando non avverto la sua presenza, sono passati anni, neppure me ne rendo conto.
La mia esperienza, forse può essere di qualche utilità per il prossimo: io ho accettato la mano che mi è stata tesa, ho compreso cosa mi era richiesto e ho un posto nel mondo. Forse, ci la mia quarta figlia e la mia seconda moglie. Ho una famiglia, ho qualcuno che mi aiuta, che mi sostiene.
«Non sarà la vendetta a tardi la pace.» ho scritto a Wilfred: «Farai qualcosa di coraggioso, ma non sarà così che avrai sollievo. Cerca il sostegno di chi ti ama: porta tua madre a Sunnydale, convincila a starti accanto perché siete indispensabili l'uno all'altra. Confidati con Enid, rendila partecipe, non lasciarla ai margini per paura di ferirla o turbarla, lei vuole esserti di aiuto, lei vuole stare con te, chiuderti potrebbe anche allontanarla. Non restare isolato. Non sei solo. Devi essere abbastanza forte ma ammettere quanto sei fragile.»
Wilfred ha risposto che sua mamma è attualmente ospite della signora Kingstone, la madre di Enid e verrà in USA in tempi rapidi, sento il suo terrore di essere abbandonato da Enid, Marlene esclude l'ipotesi, io lo spero perché non ho idea di come potrebbe reagire. Mi ringrazia, dice che gli ricordo suo nonno. Ha aggiunto che suo padre, Stephen si è fatto vivo, può negarlo ma nutre un certo affetto per il padre.
Io sono stanco, molto stanco e vorrei riposare, l'empatia con un Protetto può essere dura, all'inizio ma sono felice di avere Wilfred nella mia vita, dopo la partenza di Roscoe, non avevo molti amici in città. 

Don't lose your heart
Don't lose your heart
Don't lose your way
Remember love's stronger
Remember love walks through walls.

lunedì 3 agosto 2015

Keep On Walking

Like a stone carried on the river
Like a boat sailing on the sea
Well I keep on walking
Oh, I keep on walking
Till I fine that old love
Or that old love, comes to finds me.

Marlene avvolge il test nella carta igienica e poi lo butta nel secchio sotto al lavello. Non sa nemmeno lei perché non ha detto subito a James di aver visto Mervin in quelle grotte. È stato straziante per lei, tornando a casa dalla foresta, non ha fatto altro che piangere e quando si è infilata sotto la doccia, ha continuato a farlo. Ora che ci pensa, nemmeno il giorno della sua morte aveva pianto a quel modo. Quel giorno, una parte di lei si è spenta, è vero, ma l'altra, quella sopravvissuta, non aveva mai processato davvero la separazione fino a quando, per miracolo, non se l'è trovato davanti in quelle grotte. Si umetta le labbra. «Perché gli ho detto arrivederci.» risponde dopo qualche momento «Non l'avevo ancora fatto.» Si siede sul bordo della vasca tenendo le mani a reggersi ai lati delle anche. «Quando seppi che era morto, entrai nella stanza dove l'avevano messo, lo baciai un ultima volta e ...» alza le spalle: «Il buio fino a che Gabriel non mi ha appoggiato una mano sulla spalla e mi ha chiesto se avevo bisogno di aiuto.» E da lì è iniziata la sua avventura a Sunnydale. «Non ho mai affrontato davvero la separazione, non c'ero quando è stato interrato, non ho visto la terra chiudersi su di lui e non ho potuto dire, su quello che è stato: è andato avanti senza di me, devo continuare da sola.» Infila una mano sotto i capelli e infila una mano sotto al collo: « Sapevo che non c'era più, ma la misura della sua mancanza, l'ho capita solo l'altra sera, quando l'ho visto tornare in cielo è su una strada diversa dalla mia, non volevamo che succedesse, ma è successo.» Si alza: «Questo non vuol dire che ti abbia usato, che in questi mesi tu sia stato un coperchio su quello che c'era sotto, no.» scrolla la testa: «Ho solo dovuto capire quanto fossi arrabbiata con lui, per lasciarlo andare, rendermi conto che, la ferita che sentivo era si causata dalla sofferenza, ma anche dall'incazzatura mortale che avevo nei suoi riguardi. Mi aveva promesso che almeno lui non sarebbe morto, mi aveva mentito e io avevo interiorizzato una rabbia da donna tradita che solo l'altro giorno ho buttato fuori e finalmente ho messo il cuore in pace su quella parte della mia vita. Lui non c'è più, non è andata come avremmo voluto, ma non è stata colpa di nessuno. Né mia, né sua, né di ...» scrolla le spalle. «Per la gravidanza...» soffia dalle narici: «Non te l'ho detto subito perché non volevo che pensassi che sto provando a incastrarti.» il tono diventa impacciato «Nel giro di sette mesi, con tre figli a carico, non volevo darti l'impressione di una che vuole chiudere la pratica il più presto possibile per paura che il pollastro scelto scappi. Ero contenta quando, facendo i conti ho iniziato a pensare di poter essere incinta, ma allo stesso tempo, mi è salito il panico... Lo so, non sono normale.»
James resta seduto, ascolta senza interrompere, non è un litigio, casomai un chiarimento. Vorrebbe ricevere delle informazioni, le chiede con tranquillità, come farebbe un qualsiasi compagno. «Sono vedovo.» le ricorda. In parte, può capire la sofferenza che può causare la separazione. «Diversi giorni fa, sognai il giorno in cui tornai a casa dal funerale di Grace e bruciai tutto. Lucie era dietro di me, confusa. Non capiva perché buttassi via i suoi giocattoli, i suoi vestiti e quelli della mamma, le sue fotografie. Ashe ha cercato di irretirla, in tre secondi, Lucie l'ha liquidata.» c'è una punta di orgoglio, nel riferirlo. «Ashe ha dato un calcio al bidone, il fuoco divampava e io volevo solo cadere. Non buttarmici dentro ma crollare, cedere. Sarei morto bruciato, forse dopo un'agonia tremenda ma non me ne fregava un accidente. Vedevo solo una via d'uscita da quel male ossessivo, da quel vuoto oscuro che mi ingoiava e... Lucie si è lanciata, ha circondato le mie gambe, mi ha tenuto in piedi. E in quel preciso istante, nel sonno, ho realizzato quanto profondo fosse lo strappo nel mio cuore.» si gratta la tempia con la mano destra: «Il dolore non svanisce mai, impariamo a conviverci. La nostra personalità è come una casa e avremo sempre una stanza buia, chiusa a chiave e quella camera è per il dolore. È parte di noi, sino a quando rimaniamo in quella stanza buia, sino a quando rifiutiamo la sua esistenza, siamo nel baratro.» fa spallucce. «Non sono geloso. Non credo tu mi abbia ingannato.» risponde pacifico. «La gravidanza.» ripete a sua volta. «La realtà è che non avrei mai pensato a qualcosa di simile, ma io ho una figlia. Io ho tre figli. Non potrò mai smettere di essere il papà di Lucie. Non vorrò mai smettere di essere suo padre, di amarla, di rimpiangerla. È così... Doloroso... Essere lontano da lei. Penso a una bambina da crescere, da amare. Non tolgo nulla a Lucie. Lei sarà sempre mia figlia, però... Non sono sicuro che la sua... Perdita possa diventare come le altre. Voglio avere un'altra figlia?» sospira: «Sì.» ammette piano. «E però ho paura, anche di deluderla, ho paura che veda le sue sorelle, suo fratello e pensi che suo papà non la ama più, che preferisce gli altri e...» si passa la mano sulla fronte, scrollando il capo.



Marlene allunga le mani verso quelle di James, prova a prenderle e se ci riuscisse, ne bacerebbe il palmo. Nonostante sia una chiacchierona, a volte, ci sono momenti, come questo, in cui preferisce agire invece che parlare. Se fosse riuscita a prendere le mani di James, se le appoggerebbe ai lati della faccetta sempre un po' fredda per colpa di Azrael. «Mind Palace.» fa eco: «Anche se io credo di avere un Mind Bungalow.» o qualcosa di altrettanto piccolo e potenzialmente incasinato. «È stato questo il mio problema credo. Non accettare la presenza di quella stanza, ignorarla, non entrarci mai dentro, ma solo dalla porta.» inspira profondamente: «Non ho mai affrontato il dolore fino a quel momento, il mio cervello ha deciso di spegnersi, e in quest'ultimo anno ho solo cercato di farlo riaccendere, ignorando tutto quello che avrebbe potuto comprometterlo.» L'è scattato l'istinto di sopravvivenza in poche parole decidendo di salvare prima sé stessa e poi di affrontare quello che le era capitato dandole il giusto peso nella sua vita. Alza entrambe le sopracciglia «Non credo che la sensazione di tradimento se ne andrà facilmente...» mormora: «Non importa quello che tu faccia, l'impressione di starle togliendo affetto sarà sempre lì, dentro di te, perché non puoi armarla in prima persona.» continua dopo un momento. «Però c'è da dire che Lucie ti ha salvato, nel momento in cui avrebbe potuto decidere di chiamarti a lei, si è appesa alle tue gambe e ti ha tenuto in vita. Ha voluto che tu andassi avanti, ed è rimasta con te fino a quando non è stata certa che questo sarebbe avvenuto.» Se avesse le mani di James fra le sue, le strofinerebbe delicatamente: «Non ti ha lasciato fino a che non è stata certa che tu non saresti stato sicuro sulle tue gambe e merita di essere ricordata, ogni giorno, a Noelle e Killian, a questa bambina che verrà, dovrai parlare di quanto una bambina così piccola sia stata coraggiosa e che sarebbe stata un esempio da seguire nel corso della vita se avesse avuto la fortuna di diventare donna.» gli sorride «Devi onorarla tutti i giorni, come lei ha onorato la tua vita, proteggendoti. Non devi fare altro.»

Well I'm like a stone,
And I'm carried on the river
Like a boat sailing on the sea
Oh, well I keep on walking
Well I said I'll keep on walking,
Till I fine that old love
Or that old love, comes to finds me.

domenica 12 luglio 2015

Protection

James sorride: «Rilassati.» indica a Wilfred lo sgabello su cui era seduto. «Non sarai accecato da un lampo di luce divina. Hai detto una cosa giusta: è la mano tesa di un amico, perché è ciò che vogliamo essere per voi. Amici, fratelli, persone da conoscere, a cui voler bene. Noi non cerchiamo alcun atto di adorazione o di sottomissione, siamo i Messaggeri del Padre, abbiamo camminato con voi sin dal principio.» racconta con quella voce ibrida che smorza la potenza di Umabel nella bonomia di James: «Ci guardavate con gli occhi innocenti dei bambini, senza timore. Voi sapevate che eravamo parte della Creazione, poi il mondo è cambiato, plasmato da altre forze, eppure dentro di voi c'è ancora una scintilla dell'affetto che un tempo nutrivate per tutti quanti noi.» fa una nuova pausa, tende il braccio per cercare di posarlo sul torace di Wilfred: «Io sono Umabel.» annuncia con il tono autorevole ed amabile l'Arcangelo: «Il mio nome significa che Dio è glorificato sopra ogni cosa. Io credo che sia la Verità, perché solamente a Dio spetta eterna gloria. Gli Uomini sono polvere. Gli Angeli sono scintille. Egli soltanto è Onnipotente, né mai deve cambiare, perché perfetto. Io nacqui prima che lo Spazio ed il Tempo avessero una definizione, venni plasmato attraverso la Virtù della Carità, vincolo per accostarsi al Padre. L'amore verso il Padre e la Sua mirabile opera, ardeva in me come un turbine di fiamme ed era il mio calore che sentiva l'oppresso, era il sollievo che coglieva il cuore affranto.» cerca di posare il palmo sul tessuto: «Appartenevo alla Legione di Michele, nostro splendente Principe e con lui, discesi sulla Terra per combattere. Amai i miei fratelli, amai Dio ed amando dubitai. Le mie ali furono spezzate, il mio comandante venne catturato.» socchiude gli occhi, ormai blu: «Ascolta il tuo cuore, sentirai che le mie parole non ti sono lontano. Siamo fratelli. Uomini e Angeli sono nati dall'Amore. È una Verità che nessuno, neanche il Primo potrà mai sradicare.» sorride, l'aura sembra circondarli, rigenerandoli in una stretta salda ed è divenuta uno scudo sollevato che li protegge da qualsiasi attacco.

giovedì 2 luglio 2015

Life and Dream

Ho sognato Grace, questa notte. È la ragione per cui sto scrivendo, in una casa silenziosa, buia con l'unica compagnia di Isolde, il primo cane adottato da Mervin Ezra Cooper.
Ero di pessimo umore, la presenza insidiosa nella mia testa non accennava a placarsi e io posso subire l'influenza di spiriti crudeli, a differenza di Wilfred.
Grace mi aspettava in soggiorno, credevo di aver scordato come l'avessimo arredato, invece ricordo ogni minimo dettaglio, persino il profumo delle candele che tanto la rilassavano. 
Lei mi veniva incontro, aveva i capelli castani sciolti sulle spalle, indossava uno dei suoi cari tubini dai colori neutri e stendeva le braccia per circondarmi il collo, ci baciavamo come se ci fossimo salutati quella stessa mattina.
«Bentornato.» diceva.
Nel sentire la sua voce, ho sentito il cuore frantumarsi sotto il peso dell'assenza, tutto di lei mi è mancato, tutto di lei continuerà a mancarmi sino alla fine dei giorni.
L'abbracciavo per imprimere nella memoria la più insignificante delle sfumature, forse piangevo ma  lei non sembrava accorgersene, le dita fra i suoi miei capelli erano diverse da quelle di Marlene, non  avevo un tocco più amorevole o più aspro, erano solamente differenti.
Il tempo non scorreva, lo spazio non era reale, sarei potuto rimanere interi anni ad ascoltare il battito del suo cuore.
Lo scampanellio del triciclo, mi ha fatto sobbalzare, mi sono girato e Lucie stava guidando il suo trabiccolo con aria soddisfatta, era la mia bambina dai capelli biondi, luminosa come l'aurora, vivace come una sorgente d'acqua fra le rocce, era la nostra unica figlia, la nostra gioia, la nostra speranza, il nostro futuro.
Grace diceva qualcosa, lei non amava che usasse il triciclo in casa, sul parquet appena lucidato della sala, quanto è assurdo pensare che fossi d'accordo, che non le permettessimo di mangiare le caramelle gommose, dopo la cena e che Moki Moki sgusciasse nei suoi sogni per farla cadere dalle nubi di zucchero sui morbidi marshmellow che addentava ridendo. Lucie scendeva per corrermi incontro, il passo traballante dei bambini, la voce sottile che mi chiamava: «Papà.» mentre la sollevavo.
Ero in lacrime, non ero stato in un angolo così pacifico della mia esistenza. 
Volevo rimanere, Umbel era il sole che vorticava nel cielo terso.
«Ricorda l'uomo che sei, James.» mi spronava, restavo accanto alla finestra per guardarlo, non capivo se era stato lui a portarmi sin lì. «Ricorda l'uomo che hanno amato.»
Cullavo Grace, i suoi capelli biondi erano sottili ed il suo sorriso aveva la timidezza ereditata da Grace, l'ho guardata, ho pensato a quanto si sarebbe divertita con Noelle, con Killian, invece non si sarebbero mai incrociati. O forse sì, in un avvenire distante e in un'altra dimensione, in un'altra vita.
Vedevo passare sulla strada: Danica incinta di Etienne, teneva Eirene per mano insieme Charles, parlavano di come sistemarsi nella nuova città, scorgevo Rei con la sua altera eleganza, gli occhi dal taglio allungato non potevano nascondere l'umanità che pulsava nel cuore, passava Lorien con i bambini suoi e di Sean, c'era Rebecca incinta di Natasha, ridevano per qualcosa che stavano ricordando, arrivava Gabe con i gelati per i piccoli e andavano oltre. Attraversava la strada, Amina con le gemelle, Kevorin aveva il passeggino con i gemelli, quattro figli per due licantropi casinisti, la loro era una famiglia felice ma terribilmente rumorosa. Gli Archer tornavano indietro, Danica abbracciava Benedict, il cugino nato da uno stupro, l'artista introverso e comprensivo, c'era Sakura con lui che si destreggiava a sistemare la copertina del figlio e il biberon d'acqua della figlia, era felice, lo era anche Benedict e forse Danica è la sola al mondo che possa abbracciarlo, dopo Sakura.
«La vita che scorre non ha solo cadute, ci sono anche risalite. Pensi sia un'illusione, ma è la più profonda verità: c'è gioia, gentilezza, amore e luce nella via che percorriamo. Siamo noi a scansarla, a rifiutare le occasioni di essere felici.» proseguiva Umabel: «Quella che vedi è un susseguirsi di eventi: le persone si sfiorano, si conoscono, si amano, ridono, piangono insieme. Non è una linea retta, non è un sentiero senza ostacoli ma quando giungi alla fine ti volti, James Allen, conta i sorrisi che ti hanno rivolto, l'affetto che ti hanno donato, le parole di conforto che hai udito e saprai, che la tua è stata grande, magnifica avventura.» ha concluso.



Sapevo cosa desiderasse, mi è parso troppo, Lucie è scivolata dalle mie braccia per andare dalla mamma, lei si accostata per accarezzarmi il collo. «Ti ho amato. Sei l'unico uomo che abbia mai amato. Hai visto ogni lato di me e l'hai amato. Nessuno l'avrebbe fatto. Mi hai dato il tuo cuore ed io il mio.» 
Ci baciavamo, sapevo che sarebbe stata l'ultima volta. Ho sfiorato la testa di Lucille.
«Grazie per avermi salvato dall'incendio.» ho mormorato: «Per essere nata, per avermi sorriso e chiamato 'papà'. Non smetterei mai di volerti bene, non sarai mai un ricordo. Sei mia figlia. Non esiste il passato per i figli.» ho alzato gli occhi su Grace: «Avrei passato la vita con te.»
Grace ha annuito.
«Addio, marito mio.» ha detto, accompagnandomi alla porta: «Che giorni felici abbiamo conosciuto!»
Mi sono voltato, un istante ed ero nella stradina che portava alla Secret House, solamente Umabel era con me.
«Perché?» ho domandato, non provavo rabbia, solo qualcosa che era speranza e sofferenza nella stessa misura.
«Dama Aiwen e Mous erano preoccupati. Non è opera loro, però. C'era solo verità in questo sogno, ma per averlo, serviva il loro reame, il loro potere.» ha ammesso: «So quanta paura nutra, ma non scordare chi ti ha amato, chi hai amato e tutto il bene che hai visto nel mondo, attraverso i tuoi ed i miei occhi. Non cedere alla disperazione, non sei solo.»
Percepivo l'aura di Nina, legata alla morte, alla rabbia ma non alla malvagità e quella selvatica, aggressiva di Danica, intravedevo Wilfred con la fedele Clarice accanto con le sue ali scheletriche, c'era persino Enid. Non ero solo. Non ero perduto.

 "Goodbye, my husband. What happy days we have known!"

Mi sono svegliato col messaggio di Wilfred Mott. L'ho informato del tradimento di Brennan, gli ho detto di essere paziente con Enid, ha cinque o sei anni meno di me, non mi spiacerebbe averlo come fratello. È onesto, ironico, paziente e coraggioso. Ha un altruismo raro e non vedo ombre nel suo sguardo. È forse questo, che avvertono gli spiriti. Gli uomini buoni sono rari, quelli costanti negli affetti ancora di più e lui è entrambe le cose.

domenica 21 giugno 2015

Maybe Tomorrow

«In tutta onestà, Nina, sevi essere tu a volere i tuoi figli. Non crescono nel corpo di Samuel e non sentono la voce di Samuel, loro sentiranno solamente te per diversi mesi, perciò lascia che ti ripeta: pensa a te stessa, a ciò che conta adesso. Lui è il padre. Il padre può essere un pilastro o una figura marginale, sta al genitore scegliere quale ruolo ricoprire, come la madre. Io desideravo avere mia figlia. Volevo Noelle e Killian. Ero felice. Era una cosa diversa, appunto. Penso a Danica, che ha avuto Eirene prima del matrimonio. Era un licantropo, in costante lotta con una belva feroce, una creatura tormentata, sofferente eppure, Charles era al settimo cielo per Eirene, per Danica e per sé. Può sembrare illogico, ma è naturale. Lo stesso può essere per Samuel, se lo vorrà. Se avrà il coraggio di accettare la vita, così com'è. Io ho perduto una figlia. Non l'ho accompagnata... Ma ho seguito la sua bara, l'ho vista finire nella terra. Non è la stessa cosa. Chi sa dire cosa sia meno doloroso? Traghettare tua figlia che si è spenta o seguire il suo corteo funebre. Sapere che questa separazione sarà lunghissima, forse non definitiva ma destinata a creare un solco fra il prima ed il dopo averla seguita. Sapere che è l'ultimo viaggio. Sapere che non tornerà indietro... Vivere tutto ciò fa male, Nina e un giorno, farà male anche a te. Vorrei assicurarti che la gioia del Presente, cancellerà la pena del Futuro, vorrei esserne totalmente persuaso ma non lo sono, non ancora. Un giorno, sarò fiducioso, non mi volterò verso le ombre ma adesso, non sono pronto.»«In tutta onestà, Nina, sevi essere tu a volere i tuoi figli. Non crescono nel corpo di Samuel e non sentono la voce di Samuel, loro sentiranno solamente te per diversi mesi, perciò lascia che ti ripeta: pensa a te stessa, a ciò che conta adesso. Lui è il padre. Il padre può essere un pilastro o una figura marginale, sta al genitore scegliere quale ruolo ricoprire, come la madre. Io desideravo avere mia figlia. Volevo Noelle e Killian. Ero felice. Era una cosa diversa, appunto. Penso a Danica, che ha avuto Eirene prima del matrimonio. Era un licantropo, in costante lotta con una belva feroce, una creatura tormentata, sofferente eppure, Charles era al settimo cielo per Eirene, per Danica e per sé. Può sembrare illogico, ma è naturale. Lo stesso può essere per Samuel, se lo vorrà. Se avrà il coraggio di accettare la vita, così com'è. Io ho perduto una figlia. Non l'ho accompagnata... Ma ho seguito la sua bara, l'ho vista finire nella terra. Non è la stessa cosa. Chi sa dire cosa sia meno doloroso? Traghettare tua figlia che si è spenta o seguire il suo corteo funebre. Sapere che questa separazione sarà lunghissima, forse non definitiva ma destinata a creare un solco fra il prima ed il dopo averla seguita. Sapere che è l'ultimo viaggio. Sapere che non tornerà indietro... Vivere tutto ciò fa male, Nina e un giorno, farà male anche a te. Vorrei assicurarti che la gioia del Presente, cancellerà la pena del Futuro, vorrei esserne totalmente persuaso ma non lo sono, non ancora. Un giorno, sarò fiducioso, non mi volterò verso le ombre ma adesso, non sono pronto.»

martedì 24 marzo 2015

The Strong Ones

James annuisce, cerca di restare seduto con il busto sollevato dai cuscini. La scatola in cui è custodito lo specchio è un rompicapo cinese. La croce che sporge deve essere premuta e girata in senso orario contemporaneamente per consentire al meccanismo di scattare. «Suppongo non possa fare molto altro per Eve.» aggiunge a Marlene. Annuisce stancamente, guarda il coperchio sollevarsi e lo specchio uscire. Tiene lo specchio, sul principio non scorge nulla ma poi la superficie lo porta alla scena di Eve, in lacrime che medica il suo compagno. «EVE!» quasi urla per l'urgenza di farsi sentire: «RESISTETE!» cerca di sfruttare la propria energia, quella di Marlene, ma non è sufficiente. «Avranno sentito?» domanda alla Serafino, con un filo di voce. «Non so cosa sia successo, forse Griever si è opposto a suo padre.» cerca di congetturare. Fa una pausa, prende un po' di acqua. «Penso che se ci riunissimo, potremmo avere più energia: Roscoe, Danica, Nina e Samuel, come tu e la Suprema. Avremmo modo di parlare, di comunicare, di sapere...» resta a fissare la superficie, si morde il labbro inferiore. Umabel e James sono ormai persuasi a salvare la famigliola, ovunque essa si trovi. È così, l'uno è un Angelo nato nella Carità e l'altro è una specie di santo.
Marlene sussulta quando James chiama Eve, allunga il collo per guardare lo specchio, senza toglierlo dalla visuale di James, ma vede solo il riflesso suo e quello del compagno. Preme le labbra una contro l’altra e scrolla la testa. Non sa dire se l’abbia sentita. «Sta calmo.» cerca di rabbonirlo «Non ti fa bene agitarti così ora come ora.» Facile a dirsi, ma non a farsi, anche la sua aura è increspata di inquietudine. «Ti ha detto che la sua bontà sta tornando, no?» gli chiede. «È probabile che si sia rivoltato al padre, sì.» Sospira rimanendo per un momento in piedi. «È probabile che lo specchio, per funzionare abbia bisogno di tanta energia, tu da solo hai visto i sogni di chi ti sta accanto, già con la mia, sei riuscita a vederla.» Forse, anche a farsi sentire, chissà. Si preme un dito sulle labbra. «Si potrebbe tentare, tutti assieme in una stanza, tutti a dare energia e vediamo che succede.» Torna a letto, sedendosi sul bordo: «Le siamo vicini, lei lo sa, e resisterà perché è una futura mamma e una donna innamorata.» prova a prendere le mani di James fra le sue: «Non devi preoccuparti per lei, sa che le siamo vicini, riuscirà a resistere.» È solo una pia illusione la sua, ma lo dice con tutta la convinzione del mondo, tanto da far credere che possa essere reale che la situazione sia vicina alla conclusione. «Te la senti di darti una ripulita?» gli chiede alzandosi per togliergli le scarpe «Così magari io cambio il letto.» non lo vuole sfrattare ma Killian è in quel periodo della vita in cui il letto di mamma e papà risulta irresistibile. «Sappiamo che Griever è buono, che la sua compagna lo è, che Moki Moki vuole salvarli, che Fenrir agisce in qualche modo su Griever per farlo contagiare.» cerca di tirare le somme: «Ci manca solo da sapere dov’è e come fare per tirarlo fuori dal controllo del padre, anche se penso che per quello ce la stia facendo bene da solo.»
James resterà col dubbio, rimane con lo specchio fra le mani, la bocca tesa in una smorfia, la fronte aggrottata. Immagina che Griever sia stato pestato come una bistecca, che Eve abbia veduto ma senza poter agire, perché incinta e già debole di suo, pensa a quanto stiano soffrendo e questo non piace a Umabel come a James. Accetta le rassicurazioni di Marlene, non ha scelta e può sperare che Mous vada ancora ad aiutare il nipote e la Alpha, nei sogni o meno, dando loro un po' di conforto ma oltre non sa spingersi. «Deve esserci una maniera per localizzarli.» si gira verso la compagna. Puntare il dito sul mappamondo, ad esempio. Aspetta qualche minuto, casomai ci fosse altro da vedere, un saluto da parte di Moki Moki, qualsiasi cosa, poi cerca di sistemare lo specchio nella scatola con un sospiro avvilito. «Riesce a rimediare dure punizioni, certo è un passo avanti ma merita di meglio, credo che sia per questo che Moki Moki tiene a lui, come a Eve.» conclude. È un po' debole, l'idea della catena energica lo solletica. «La Luna si avvicina.» fa notare torvo, in quei giorni anche la quieta Danica manda scintille. «Tanto quieta, Dany non è. L'avessi sentita minacciare Ashe.» considera fra sé e sé. La mano sinistra resta nella scatola, le dita sfiorano qualcosa, l'aura sembra ripiegarsi, poi espandersi per quanto ancora vulnerabile, gli occhi grigi si spostano a fissare un punto indefinito. L'indice e il medio stringono un sottile pezzo di carta, lo sollevano, sino a quando non è uscito completamente. «L'ho tenuta, anche se ho bruciato tutto perché volevo che bruciasse con me.» mormora, sembra un suono che arriva da lontano, basso e triste: «Lucille Mary Allen.» le mostra la foto della bimba, sul retro è stato scritto da Tillie 'Resurgam' in caratteri squadrati.
Marlene afferra la foto di Lucille e la osserva a lungo. Si siede, tenendola fra le mani, un sorriso dolce ad arricciarle le labbra. Non sembra stare guardando la foto di una bimba che non c’è più, non ha quell’espressione falsamente dispiaciuta che la gente mette su in automatico. Anzi, a guardarla, sembra che ne stia lodando la bellezza delle guanciotte e dei capelli biondi. «Bellissima.» mormora, allungando la foto di nuovo verso James. Si ferma però a metà, ritira la foto a sé, e la guarda con ritrovato interesse. Le iridi si colorano di un blu acceso e l’espressione si fa assorta, come se l’angelo, perché è obbiettivamente Azrael al momento e non Marlene stesse guardando una foto di qualcuno di conosciuto. «Nessuno si accorge mai quando un anima abbandona la terra, è come se qualcuno chiudesse piano la porta infondo ad una stanza affollata. Ci sono persone però, quelle più vicine alla porta, che riescono a percepire qualcosa.» preme le labbra una contro l’altra: «I bambini non vogliono lasciare i genitori, per questo motivo restano sulla terra un po’ più a lungo. Stanno accanto a loro, e quando se ne vanno, è perché sanno che il papà e la mamma stanno bene.» Piega leggermente la foto, in modo che James la guardi: «Lei è stata per parecchio tempo accanto a te, riesco a vederla chiaramente. Era accanto a te il giorno che hai bruciato tutte le sue cose e quelle di Grace, e stata lei a gridarti nelle orecchie di non farlo, di non gettarti fra le fiamme. È rimasta con te fino a che non sei più stato solo... Era una bimba davvero forte.» Marlene strizza gli occhi, e quando li riapre sono di nuovo nocciola. Si tocca la bocca, sorpresa, è strano che Azrael parli tanto, ma essendo l’angelo della morte, chi più di lei può saperle certe cose. Osserva James in attesa di qualsiasi reazione inconsulta, che sia provare a defenestrarla o strozzarla, prima di allargare le dita e sussurrare: «Co-Come stai?»
James non ha avuto il coraggio di fissarla, anche se la estrae e talvolta vi indugia con lo sguardo, i ricordi possono ferirlo come cocci di vetro nella carne, si passa la mano sinistra sulla fronte, la bocca è contorta in una smorfia, sembra persino tremare per la tensione nervosa, trattiene le lacrime con un verso basso, nasale, porta le dita alle labbra, senza che una replica prenda forma in lui. Sono esperienze di James, Umabel può soltanto soccorrerlo, aiutarlo a reggersi sulla propria volontà di resistere, di fare del bene, ma l'uomo rimane senza fiato. «I suoi disegni» è un sussurro: «Darei qualsiasi cosa per riaverli. Adesso, vedo le sue nuvole e riconosco Moki Moki. Se Elleront non fosse esistita, avrei distrutto i suoi sogni.» riesce a dire con un grumo di dolore che blocca la gola. «Invece, è rimasto intatto.» non c'è altro. L'aura è spossata, le emozioni la scuotono con violenza, ha lo sguardo lucido: «Un giorno, forse potrei parlarne a Noelle e Killian.» sforza l'ombra di un sorriso. «Lei è stata più forte di me.» e la mano torna sul copriletto, come inerte. Aspetta per dare una risposta a Marlene. «Sono stremato. Ho bisogno di una doccia e di riposare. È stata una serata molto difficile, ma ti ringrazio per essermi stata vicina.» fa una una pausa, ha detto questa parte senza sollevare il viso. «Ti amo. Non lo dirò spesso. Non sono adatto ma è vero.» deglutisce il pianto, la tristezza rimane, la debolezza anche, l'idea che Lucie sia stata con lui è dolce e devastante al tempo stesso, ha bisogno solamente di lavare via il sangue, scordare le visioni per ragionare, al momento è pallido, spossato. Umabel cerca di placare i ragionamenti, di lasciarlo con una pace malinconica, ci riuscirà piano piano.
Marlene: «Soffrivi e quando si soffre, non si pensa ad altro che al proprio dolore. Sono sicura che non se la sia presa.» mormora stringendo una mano di James nella sua e lisciando il dorso con il pollice: «L’amore dei genitori per i figli è immenso, e lo stesso vale per i figli…» ridacchia: «E poi, le bimbe sono sempre un po’ innamorate del papà.» Annuisce, se un giorno vorrà parlare a Noelle e Killian di Lucille, di certo non sarà lei a fermarlo. «Sarà un modo come un altro per continuare a farla vivere.» mormora: «Attraverso te, attraverso loro.» Si china per baciargli la mano che gli stava lisciando, e si alza. Lo aiuta a togliersi le scarpe, e annuisce al suo dire per quanto riguarda il bagno. «Apro l’acqua …» che ci vuole un po’ perché venga calda. Si ferma davanti alla porta del bagno, e lo guarda torcendo il busto. «Lo so.» gli risponde come se fosse Ian Solo e lui Leila Organa. Ride tornando indietro, e provando a prendergli il viso fra le mani: «Va bene così, so che mi ami da quello che fai, non mi importa quante volte me lo dici a parole.» I gesti, valgono più delle parole e lei considera tante piccole dichiarazioni d’amore le gentilezze che James le riserva, come coprirla quando la trova a dormire, Dio sa solo come con il culo all’aria o se le compra le meringhe da sciogliere ne latte, una roba non adatta ai diabetici, ma a che lei fa morire di goduria. Prova a schioccargli un bacio, prima di entrare in bagno a preparargli la doccia e gli asciugamani. Intanto che James si lava, lei cambia il letto, e mette tutto in lavatrice. Una volta coricati, farà in modo che sia voltato verso di lei, per abbracciarlo, almeno fino alle quattro del mattino, quando Killian entrerà nella loro camera, e si infilerà fra loro, seguito a ruota dalla sorella.

domenica 1 marzo 2015

Resurgam

Lucille Mary Allen nata il 23 Marzo 2006.  Morta il 4 Maggio 2009.
E udii una gran voce dal cielo, che diceva: «Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Ed egli abiterà con loro; e essi saranno il suo popolo e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio. E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, e non ci sarà più la morte, né cordoglio né grido né fatica, perché le cose di prima son passate». Allora colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio tutte le cose nuove».