Questa
mattina, avvicinandomi al bancone ho trovato un pacchetto rosso
circondato da un nastro dorato e ho pensato che Tillie avesse deciso
di spedire i suoi regali a tappe ma quell'involto rettangolare non
arrivava da mia sorella. La grafia sulla busta bianca era
tondeggiante, le 'a' e le o' si confondevano, gli
occhielli delle 'g' erano panciuti, tutto sommato era ordinata,
spiccava per la vivace tonalità turchese dell'inchiostro: 'A
James Allen' era scritto, non c'era il francobollo, qualcuno l'aveva
recapitata a mano.
Sono
anni che non ricevo un dono, ad eccezione di Tillie e di Marlene che
desidera farmi sentire a casa o che cerca di colmare il vuoto
lasciato da Mervin, mi sono scoperto abbastanza curioso da
procrastinare la colazione.
Il
biglietto era scritto in stampatello con un penna a sfera verde
smeraldo.
«Caro
James,
Non
è il 25 Dicembre, ma so che quel giorno è una semplice convenzione
e non cade alla nascita terrena di un Emissario di Dio, bensì in un
crocevia di infinite festività religione.
Io
credo che il 25 Dicembre ci debba ricordare quanto siano preziose le
persone attorno a noi, quanto sia giusto pensare a loro e porgergli
un aiuto spontaneo, genuino che arriva dal cuore.
Penso
che tutte le volte che qualcuno usa usa il proprio tempo per qualcun
altro, quando noi dedichiamo un pensiero, una parola gentile, un
gesto affettuoso a chi ci è attorno, festeggiamo il Natale, perché
forse non è una nascita che dovremmo festeggiare ma un atto di
totale generosità.
Questo
è un piccolo regalo di Natale, spero che possa ricordarti che io
cercherò di essere aperta, disponibile ad ascoltarti quanto le
pagine bianche di un taccuino.
Non
posso dire di conoscerti bene, James però non ho dubbi sulla tua
bontà. Non posso dire di conoscerti bene, James, ma vorrei
rimediare.
Annota
i pensieri positivi, i ricordi felici, i progetti che ti proponi e
forse, in futuro, rileggendolo, sorriderai.
Con
affetto,
Danica.»
Ho
trovato un diario rilegato artigianalmente, la copertina in cuoio ha
incisi i rami di un albero e può essere chiuso con un laccio dalla
cinghia in metallo a forma di spirale, non può dirsi un taccuino
classico ma è oggettivamente bello, originale, ho sfogliato le
pagine bianche chiedendomi cosa potesse scrivere qualcuno come me.
Potrei cominciare dai consigli di Danica.
Umabel
nutre un profondo affetto per quella ragazza, non perché ha sposato
Charles Archer, sa che è un'anima generosa, che possiede una forza
di volontà ferrea con cui si oppone ai bassi istinti della belva. Le
ha sempre detto che l'amore, la stima di chi le stava accanto erano
meritate, ben riposte e io credevo esagerasse, che fosse un giudizio
offuscato dalla pietà ma gli Angeli hanno sentimenti diversi,
nascono dalla profondità con cui sondano la mente, raramente vedono
la luce, dove è buio.
Vorrei
regalarle la sicurezza che Charlie sia rimasto il suo compagno, che
il sua vita di coppia non abbia subito drastici mutamenti ma proseguirà
serena, anche nelle difficoltà e non per il senso del dovere di
Charles verso una povera donna segnata a vita da una maledizione, non
verso i suoi figli bensì per lo stesso amore incondizionato che l'ha
spinto ad accettare una Mannara nella sua casa, nel suo cuore.
Io
sono convinto che sia ancora innamorato di sua moglie, Danica spera
che lui possa accettarla ancora una volta, forse hanno bisogno di
parlare e chiarire la situazione senza girarci attorno.
Grace
era capace di formulare cinque parole in una giornata, prima che
nascesse Lucie. Non era arrabbiata, non aveva uno specifico motivo
per essere triste, semplicemente il passato bussava alla porta e
doveva farsi forza, affrontarlo. Osservavo la sua battaglia, mentre
era raggomitolata sul divano o nel letto, chiedendomi cosa potessi
fare per confortarla.
«Dimmi
cosa senti.» scivolavo accanto a lei, cercavo di stringerla fra le
braccia, talvolta si divincolava, altre si rilassava.
«Mi
sento pesante.» rispondeva in tono afflitto: «Sento di avere delle
pietre legate alle caviglie, sento di sprofondare nel mare, in
un'acqua scura dove non vedo niente.»
Era
doloroso ascoltarla, doveva essere una sofferenza maggiore essere in
quella condizione.
«Aggrappati
a me, io non ti lascerò annegare.» dicevo.
Bugiardo.
«Io
starò sempre con te: parlami o rimani in silenzio, piangi,
confidati, rifletti o riposa. Puoi fare qualsiasi cosa, io sarò al
tuo fianco per sostenerti, per consolarti, per farti sorridere, per
amarti. Non tagliarmi fuori, non escludermi, non fingere. Io ti amo,
sei la donna che più ammiri, la persona di cui mi fidi ciecamente,
non aver paura di chi puoi essere, perché io amo ogni parte di te.»
Non
era abbastanza.
Grace
cominciava a parlare, gradualmente, non sempre riuscivo a seguire il
filo dei suoi pensieri ingarbugliati che erano ricordi mischiati a
paure, sensazioni astratte e altre fin troppo reali. Restavo ad
ascoltarla, capivo che aveva bisogno di qualcuno che dividesse il suo
fardello e io cercavo di farlo.
Non
ci sono riuscito.
Quei
giorni passavano, alla fine erano temporali a cui seguiva il sole e
mi svegliavo al mattino, sentendo il suo calore, ritornava a
sorridere e facevamo l'amore, a costo di tardare al lavoro.
Posso
sentire la sua pelle scivolare sotto le mie dita, il suo respiro
contro il mio collo e il suo profumo, ora che l'ho perduta.
Devo
arrendermi alla realtà: è andata, Umabel è sicuro che potremo
riscattarla e ricongiungerla a Lucie, io non chiedo altro.
Devo
arrendermi al presente: non ho una moglie, sono il tramite di un
Angelo che ha dubitato di Dio e questa è la mia nuova casa e tutto
sommato, sono contento così.