James annuisce, cerca di
restare seduto con il busto sollevato dai cuscini. La scatola in cui
è custodito lo specchio è un rompicapo cinese. La croce che sporge
deve essere premuta e girata in senso orario contemporaneamente per
consentire al meccanismo di scattare. «Suppongo non possa fare molto
altro per Eve.» aggiunge a Marlene. Annuisce stancamente, guarda il
coperchio sollevarsi e lo specchio uscire. Tiene lo specchio, sul
principio non scorge nulla ma poi la superficie lo porta alla scena
di Eve, in lacrime che medica il suo compagno. «EVE!» quasi urla
per l'urgenza di farsi sentire: «RESISTETE!» cerca di sfruttare la
propria energia, quella di Marlene, ma non è sufficiente. «Avranno
sentito?» domanda alla Serafino, con un filo di voce. «Non so cosa
sia successo, forse Griever si è opposto a suo padre.» cerca di
congetturare. Fa una pausa, prende un po' di acqua. «Penso che se ci
riunissimo, potremmo avere più energia: Roscoe, Danica, Nina e
Samuel, come tu e la Suprema. Avremmo modo di parlare, di comunicare,
di sapere...» resta a fissare la superficie, si morde il labbro
inferiore. Umabel e James sono ormai persuasi a salvare la
famigliola, ovunque essa si trovi. È così, l'uno è un Angelo nato
nella Carità e l'altro è una specie di santo.
Marlene sussulta quando
James chiama Eve, allunga il collo per guardare lo specchio, senza
toglierlo dalla visuale di James, ma vede solo il riflesso suo e
quello del compagno. Preme le labbra una contro l’altra e scrolla
la testa. Non sa dire se l’abbia sentita. «Sta calmo.» cerca di
rabbonirlo «Non ti fa bene agitarti così ora come ora.» Facile a
dirsi, ma non a farsi, anche la sua aura è increspata di
inquietudine. «Ti ha detto che la sua bontà sta tornando, no?» gli
chiede. «È probabile che si sia rivoltato al padre, sì.» Sospira
rimanendo per un momento in piedi. «È probabile che lo specchio,
per funzionare abbia bisogno di tanta energia, tu da solo hai visto i
sogni di chi ti sta accanto, già con la mia, sei riuscita a
vederla.» Forse, anche a farsi sentire, chissà. Si preme un dito
sulle labbra. «Si potrebbe tentare, tutti assieme in una stanza,
tutti a dare energia e vediamo che succede.» Torna a letto,
sedendosi sul bordo: «Le siamo vicini, lei lo sa, e resisterà
perché è una futura mamma e una donna innamorata.» prova a
prendere le mani di James fra le sue: «Non devi preoccuparti per
lei, sa che le siamo vicini, riuscirà a resistere.» È solo una
pia illusione la sua, ma lo dice con tutta la convinzione del mondo,
tanto da far credere che possa essere reale che la situazione sia
vicina alla conclusione. «Te la senti di darti una ripulita?» gli
chiede alzandosi per togliergli le scarpe «Così magari io cambio il
letto.» non lo vuole sfrattare ma Killian è in quel periodo della
vita in cui il letto di mamma e papà risulta irresistibile.
«Sappiamo che Griever è buono, che la sua compagna lo è, che Moki
Moki vuole salvarli, che Fenrir agisce in qualche modo su Griever per
farlo contagiare.» cerca di tirare le somme: «Ci manca solo da
sapere dov’è e come fare per tirarlo fuori dal controllo del
padre, anche se penso che per quello ce la stia facendo bene da
solo.»
James resterà col
dubbio, rimane con lo specchio fra le mani, la bocca tesa in una
smorfia, la fronte aggrottata. Immagina che Griever sia stato pestato
come una bistecca, che Eve abbia veduto ma senza poter agire, perché
incinta e già debole di suo, pensa a quanto stiano soffrendo e
questo non piace a Umabel come a James. Accetta le rassicurazioni di
Marlene, non ha scelta e può sperare che Mous vada ancora ad aiutare
il nipote e la Alpha, nei sogni o meno, dando loro un po' di conforto
ma oltre non sa spingersi. «Deve esserci una maniera per
localizzarli.» si gira verso la compagna. Puntare il dito sul
mappamondo, ad esempio. Aspetta qualche minuto, casomai ci fosse
altro da vedere, un saluto da parte di Moki Moki, qualsiasi cosa, poi
cerca di sistemare lo specchio nella scatola con un sospiro avvilito.
«Riesce a rimediare dure punizioni, certo è un passo avanti ma
merita di meglio, credo che sia per questo che Moki Moki tiene a lui,
come a Eve.» conclude. È un po' debole, l'idea della catena
energica lo solletica. «La Luna si avvicina.» fa notare torvo, in
quei giorni anche la quieta Danica manda scintille. «Tanto quieta,
Dany non è. L'avessi sentita minacciare Ashe.» considera fra sé e
sé. La mano sinistra resta nella scatola, le dita sfiorano qualcosa,
l'aura sembra ripiegarsi, poi espandersi per quanto ancora
vulnerabile, gli occhi grigi si spostano a fissare un punto
indefinito. L'indice e il medio stringono un sottile pezzo di carta,
lo sollevano, sino a quando non è uscito completamente. «L'ho
tenuta, anche se ho bruciato tutto perché volevo che bruciasse con
me.» mormora, sembra un suono che arriva da lontano, basso e triste:
«Lucille Mary Allen.» le mostra la foto della bimba, sul retro è
stato scritto da Tillie 'Resurgam' in caratteri squadrati.
Marlene afferra la foto
di Lucille e la osserva a lungo. Si siede, tenendola fra le mani, un
sorriso dolce ad arricciarle le labbra. Non sembra stare guardando la
foto di una bimba che non c’è più, non ha quell’espressione
falsamente dispiaciuta che la gente mette su in automatico. Anzi, a
guardarla, sembra che ne stia lodando la bellezza delle guanciotte e
dei capelli biondi. «Bellissima.» mormora, allungando la foto di
nuovo verso James. Si ferma però a metà, ritira la foto a sé, e la
guarda con ritrovato interesse. Le iridi si colorano di un blu acceso
e l’espressione si fa assorta, come se l’angelo, perché è
obbiettivamente Azrael al momento e non Marlene stesse guardando una
foto di qualcuno di conosciuto. «Nessuno si accorge mai quando un
anima abbandona la terra, è come se qualcuno chiudesse piano la
porta infondo ad una stanza affollata. Ci sono persone però, quelle
più vicine alla porta, che riescono a percepire qualcosa.» preme le
labbra una contro l’altra: «I bambini non vogliono lasciare i
genitori, per questo motivo restano sulla terra un po’ più a
lungo. Stanno accanto a loro, e quando se ne vanno, è perché sanno
che il papà e la mamma stanno bene.» Piega leggermente la foto, in
modo che James la guardi: «Lei è stata per parecchio tempo accanto
a te, riesco a vederla chiaramente. Era accanto a te il giorno che
hai bruciato tutte le sue cose e quelle di Grace, e stata lei a
gridarti nelle orecchie di non farlo, di non gettarti fra le fiamme.
È rimasta con te fino a che non sei più stato solo... Era una bimba
davvero forte.» Marlene strizza gli occhi, e quando li riapre sono
di nuovo nocciola. Si tocca la bocca, sorpresa, è strano che Azrael
parli tanto, ma essendo l’angelo della morte, chi più di lei può
saperle certe cose. Osserva James in attesa di qualsiasi reazione
inconsulta, che sia provare a defenestrarla o strozzarla, prima di
allargare le dita e sussurrare: «Co-Come stai?»
James non ha avuto il
coraggio di fissarla, anche se la estrae e talvolta vi indugia con lo
sguardo, i ricordi possono ferirlo come cocci di vetro nella carne,
si passa la mano sinistra sulla fronte, la bocca è contorta in una
smorfia, sembra persino tremare per la tensione nervosa, trattiene le
lacrime con un verso basso, nasale, porta le dita alle labbra, senza
che una replica prenda forma in lui. Sono esperienze di James, Umabel
può soltanto soccorrerlo, aiutarlo a reggersi sulla propria volontà
di resistere, di fare del bene, ma l'uomo rimane senza fiato. «I
suoi disegni» è un sussurro: «Darei qualsiasi cosa per riaverli.
Adesso, vedo le sue nuvole e riconosco Moki Moki. Se Elleront non
fosse esistita, avrei distrutto i suoi sogni.» riesce a dire con un
grumo di dolore che blocca la gola. «Invece, è rimasto intatto.»
non c'è altro. L'aura è spossata, le emozioni la scuotono con
violenza, ha lo sguardo lucido: «Un giorno, forse potrei parlarne a
Noelle e Killian.» sforza l'ombra di un sorriso. «Lei è stata più
forte di me.» e la mano torna sul copriletto, come inerte. Aspetta
per dare una risposta a Marlene. «Sono stremato. Ho bisogno di una
doccia e di riposare. È stata una serata molto difficile, ma ti
ringrazio per essermi stata vicina.» fa una una pausa, ha detto
questa parte senza sollevare il viso. «Ti amo. Non lo dirò spesso.
Non sono adatto ma è vero.» deglutisce il pianto, la tristezza
rimane, la debolezza anche, l'idea che Lucie sia stata con lui è
dolce e devastante al tempo stesso, ha bisogno solamente di lavare
via il sangue, scordare le visioni per ragionare, al momento è
pallido, spossato. Umabel cerca di placare i ragionamenti, di
lasciarlo con una pace malinconica, ci riuscirà piano piano.
Marlene: «Soffrivi e
quando si soffre, non si pensa ad altro che al proprio dolore. Sono
sicura che non se la sia presa.» mormora stringendo una mano di
James nella sua e lisciando il dorso con il pollice: «L’amore dei
genitori per i figli è immenso, e lo stesso vale per i figli…»
ridacchia: «E poi, le bimbe sono sempre un po’ innamorate del
papà.» Annuisce, se un giorno vorrà parlare a Noelle e Killian di
Lucille, di certo non sarà lei a fermarlo. «Sarà un modo come un
altro per continuare a farla vivere.» mormora: «Attraverso te,
attraverso loro.» Si china per baciargli la mano che gli stava
lisciando, e si alza. Lo aiuta a togliersi le scarpe, e annuisce al
suo dire per quanto riguarda il bagno. «Apro l’acqua …» che ci
vuole un po’ perché venga calda. Si ferma davanti alla porta del
bagno, e lo guarda torcendo il busto. «Lo so.» gli risponde come se
fosse Ian Solo e lui Leila Organa. Ride tornando indietro, e provando
a prendergli il viso fra le mani: «Va bene così, so che mi ami da
quello che fai, non mi importa quante volte me lo dici a parole.» I
gesti, valgono più delle parole e lei considera tante piccole
dichiarazioni d’amore le gentilezze che James le riserva, come
coprirla quando la trova a dormire, Dio sa solo come con il culo
all’aria o se le compra le meringhe da sciogliere ne latte, una
roba non adatta ai diabetici, ma a che lei fa morire di goduria.
Prova a schioccargli un bacio, prima di entrare in bagno a
preparargli la doccia e gli asciugamani. Intanto che James si lava,
lei cambia il letto, e mette tutto in lavatrice. Una volta coricati,
farà in modo che sia voltato verso di lei, per abbracciarlo, almeno
fino alle quattro del mattino, quando Killian entrerà nella loro
camera, e si infilerà fra loro, seguito a ruota dalla sorella.

